13/05/08

LIBRE COMO EL VIENTO

12/05/08

10 AGOSTO, SAN LORENZO

Dopo il referendum voluto dall'oligarchia boliviana, una consultazione ad personam, voluta, organizzata e VOTATA da chi immagina di trarre vantaggio da una secessione mascherata da autonomia regionale, in Bolivia si avvicina la resa dei conti, la fine di questo assurdo scontro.
Oggi Evo Morales ha firmato il referendum revocatorio per ratificare o revocare le cariche di Presidente della Repubblica, del suo Vice e degli otto Prefetti dipartimentali, il 10 Agosto. dopo aver promulgato lo scorso febbraio le leggi 3835, la 3836 e la 3837, come si può leggere qui, in merito al referendum che avrebbe sancito la definitiva approvazione della nuova Costituzione, referendum poi sospeso dalla CNE, finalmente il popolo boliviano può porre la parola fine su una vergognosa lotta al potere che sta paralizzando la nazione. i prefetti ribelli hanno già annunciato a chiare lettere di non avere alcuna intenzione di riallacciare un improbabile dialogo mentre, dall'altra parte, Evo spera ancora in una risoluzione definitiva e consensuale, arrivando ad individuare quel punto di equilibrio che permetterebbe al paese di risollevarsi.
Il vero sconfitto di questa incredibile vicenda è infatti il martoriato popolo boliviano che prima si vede imporre un incostituzionale referendum padronale, poi si sente nuovamente chiamato ad esprimersi in merito alle alte sfere del potere.
Johon Holloway, con il suo saggio "Cambiare il mondo senza prendere il potere", forse ha descritto l'unica alternativa boliviana all'oscuro disegno dell'opposizione fascista del paese andino. se prima avevo un atteggiamento critico verso queste teorie, così come ogni forma di "anarchia", di autogestione o come la si vuol chiamare, oggi gli sono sempre più vicino

07/05/08

REFERENDUM








"tutto pronto per far approvare il mio statuto"

05/05/08

C'E' CHI DICE..SI



L'illegale referendum separatista si è svolto nella giornata di ieri tra brogli, violenze, scontri e purtroppo morti. le province orientali sono state al centro di lotte fratricide, un conflitto che ha visto scontrarsi boliviani contro boliviani e che potrebbe preannunciare una drammatica guerra civile.
Ovviamente dopo ogni manifestazione elettorale si fa a gara per proclamarsi vincitori, è raro che esistano vinti, o meglio è raro che i vinti riconoscano la sconfitta, e a questa semplice regola che domina le democrazie più deboli (Italia in testa, vedi i brogli invocati da Silvio) Branco Marinkovic non si sottrae, infiammando la folla accorsa a Santa Cruz con un discorso tanto trionfalistico quanto vuoto.
La realtà dei numeri parla chiaro, se il SI risulta vincente con l'80% dei voti allo stesso tempo c'è da registrare l'alto astensionismo. circa il 40% degli aventi diritto non si è recato alle urne e, se confrontiamo questi numeri con i dati recenti circa l'astensionismo cruceno (19%), si nota una percentuale raddoppiata. ovviamente non è detto che chi si è astenuto avrebbe votato NO, ma sicuramente la vittoria trionfale, per dirla alla Marinkovic, si sarebbe drasticamente abbassata sfiorando il 50%.
Nella logica di vincitori e vinti il referendum esula da qualsiasi considerazione, in questo caso è la Bolivia che perde

26/04/08

SCUSA, OSVALDO


¿E' la fantasia che diventa realtà o dobbiamo guardare la storia con ironia?
Per esempio, quell'Italia che fu capace di mandarci, più di un secolo fa, pensatori tanto profondi come Malatesta e Pietro Gori, che ci insegnavano che qui, dietro l'angolo, ci attendeva il socialismo con la libertà per le idee di tutti; o quell'Antonio Gramsci, morto in carcere, convinto che il marxismo era unione di teoria e pratica ed un arma definitiva del potere rivoluzionario del movimento operaio, si, questa stessa Italia, finisce con elegere con entusiasmo Berlusconi, Berlusconi!

Queste sono le parole con le quali il grande Osvaldo Bayer apre il suo ultimo articolo su Pagina/12. come italiano chiedo scusa a lui ed a tutti coloro che hanno ammirato i nostri padri e che purtroppo guardano sgomenti la nostra miserevole fine..

25/04/08

DOVE SONO I POVERI?






aljazar.blogspot.com

24/04/08

SERVE UNA FIRMA

Adolfo Pérez Esquivel (Argentina), Rigoberta Menchú (Guatemala), Noam Chomsky (EEUU), Oscar Niemeyer (Brasil), Eduardo Galeano (Uruguay) ed altre decine di personalità intellettuali, di organizzazioni per i diritti umani, dicollettivi di base e noi tutti che vogliamo veder realizzato il processo di cambio che tra mille difficoltà sta portando avanti Evo, stanno firmando l'appello di denuncia della cospirazione in atto in Bolivia.

Con una semplice firma possiamo a camminare al fianco dei nostri fratelli boliviani e possiamo combattere l'arroganza ed il fascismo dell'oligarchia boliviana.

21/04/08

FERNANDO LUGO E LA NUOVA VITA DEL PARAGUAY


Fernando Lugo è il nuovo presidente del Paraguay, la nazione che assieme alla Bolivia detiene il triste primato di paese più povero dell'intero Sud America.
La schiacciante vittoria dell'Alianza Patriótica para el Cambio (APC), ben dieci punti in più rispetto al candidato del vetusto Partito Colorado, segna l'ennesimo trionfo della sinistra latino americana, il continente desaparecido è ricomparso e sta ruggendo tutta la sua rabbia verso un oligarchia infame. il partito Colorado ha infatti guidato il Paraguay negli ultimi sessanta anni trascinandolo in una spaventosa crisi economica e sociale, essendo stato responsabile di 35 lunghi anni di dittatura guidata da Alfredo Strossner, suo padre-padrone.
Mi piace pensare alla vittoria di Lugo come alla vittoria di tutti coloro che hanno lottato per un altro mondo possibile e lo hanno fatto non predicando da un pulpito, o come si farebbe da queste parti dal predellino di un'Audi, ma direttamente nella strada, povero tra i poveri, umile con gli umili e duro con i padroni. Fernando Lugo è un vescovo, o meglio lo era prima della sospensione a divinis imposta dall'allora cardinale Ratzinger, appartenente alla Teologia della Liberazione, fratello di decine di sacerdoti morti amazzati da chi vedeva in loro pericolosi sovversivi comunisti e abbandonati dal Vaticano, così come è stato abbandonato un altro grande uomo che ha affidato la sua vita ai poveri, ai deboli, Oscar Romero.

19/04/08

CONDANNIAMO LA VIOLENZA


La Federazione Internazionale per i Diritti umani, FIDH, torna ad occuparsi della Bolivia e lo fa condannando la violenza dei latifondisti della provincia Cordillerana di Santa Cruz, di cui già si è parlato, in opposizione al processo di redistribuzione delle terre voluto dalla legge 1715 di riforma agraria. questa norma non è stata introdotta dal terribile comunista Evo Morales, ma risale al 18 ottobre 1996, quasi dieci anni prima che "el indio de mierda" fosse eletto alla presidenza della Repubblica, ai tempi del presidente ultra-liberista Gonzalo Sanchez de Lozada.
La FIDH condanna l'imboscata ordita dai proprietari terrieri ed eseguita dal loro braccio armato, l'Union Juvenil Cricenista (la Forza Nuova boliviana) il 13 aprile scorso ai danni delle autorità del governo, dei membri dell'INRA (Istituto Nazionale per la Riforma Agraria) e dei dirigenti Guaranì nel momento in cui questa commissione si stava recando nella zona dell'Alto Parapetì.

"La FIDH reitera la sua preoccupazione davanti al razzismo onnipresente in Bolivia che si riflette tanto nei recenti avvenimenti del Parapetì come nel progetto di statuto autonomo del dipartimento di Santa Cruz".

18/04/08

L'ECUADOR SIA L'ESEMPIO DA SEGUIRE


Rafael Correa.
Ai più questo nome non dice nulla, può essere il nome di una innevata cima andina o di una trafficata arteria metropolitana. il compagno Correa dal 26 novembre 2006 è presidente dell'Ecuador, una nazione troppo spesso dimenticata, e chi scrive per primo si batte il petto in un mea culpa.
Ormai per essere notati dai media mainstream si deve apparire, non più essere, così attira la curiosità della cronaca l'indio Evo Morales, il "funambolico" Hugo Chàvez ed il fascista Uribe. in Ecuador si stanno invece portando avanti importanti riforme, sia economiche che sociali, atte a stravolgere radicalmente il vecchio sistema neocoloniale per impiantare i pilastri fondamentali del tanto temuto Socialismo del XXI secolo, libertà, uguaglianza e fratellanza.
Il presidente Correa sta tirando fuori dal medio evo andino il suo paese e lo sta facendo adottando importanti e coraggiose misure, ultima delle quali l'annuncio di “riprendere tutte le concessioni affidate illegalmente, che non hanno prodotto nessun investimento nel paese e che anzi vengono usate per speculare”, in poche parole sottrarre alle multinazionali estere lo sfruttamento delle risorse minerarie ecuadoriane.
Oltre ad adottare importanti misure interne, Correa sta facendo sentire la sua voce anche nell'ormai tristemente noto conflitto Uribe-FARC, condannando le continue violazioni che le forze armate colombiane, ufficiali o no, compiono in territorio ecuadoreño ed allo stesso tempo ammonendo le stesse FARC di non rendersi più protagoniste di incursioni nel paese.
¡Adelante Presidente!