settembre 15, 2008

GIUDICATE IL GENOCIDA!


Il giudice Mario Uribe ha posto sotto processo penale il prefetto del dipartimento di Pando, Leopoldo Fernández, accusandolo di presunto genocidio nella forma di massacro sanguinario. così riporta l'agenzia abi.bo.
L'auspicio è che la giustizia faccia il suo corso ed il giudice Uribe condanni il governatore per le sue attività terroristiche, per aver assoldato bande di mercenari disposti a tutto per un pugno di Dollari (è proprio il caso di dirlo). il passo successivo sarà incastrare l'ambasciatore, o ex ambasciatore statunitense alle sue responsabilità, essendo la mente della carneficina che nell'ultima settimana ha insanguinato la Bolivia, a braccetto con il plenipotenziario santacruceno Marinovic.
Se quello che fin'ora è un auspicio diverrà concreta realtà potremmo finalmente tirare un gran respiro per la Bolivia mentre se viceversa l'impunità prevarrà nei confronti di chi si è macchiato del sangue innocente di decine di boliviani, be allora il destino di questa fragile democrazia rimarrà appeso ad un lembo fragilissimo.
Intanto si moltiplicano le denuncie di chi è sopravvissuto al massacro di Pando e proprio in questi momenti è in corso il vertice dei paesi dell'Unasur a Santiago del Cile. come molti analisti hanno commentato, l'intervento dei grandi del Latinoamerica ha contribuito a mitigare il clima ed ha spinto alcuni prefetti ribelli a scegliere la via del dialogo dopo aver finalmente constatato l'insostenibilità dello stato attuale. domani attendiamo importanti notizie sia dalla cumbre di Santiago, dove è presente anche Evo, sia dalla "mezza luna".

settembre 14, 2008

SOLIDARIETA' AL POPOLO BOLIVIANO


Il massacro di Pando, con un bilancio di 30 morti e decine di feriti, è la strage più cruenta che la Bolivia ha sofferto dal ritorno della democrazia, più selvaggia dei drammatici giorni del 2003 a El Alto. la brutalità dell'imboscata, perchè di questo si è trattato, da parte di un gruppo di paramilitari al soldo del governatore della provincia di Pando, Leopoldo Fernández, è impressionante, come possiamo leggere dalle testimonianze di chi è scampato alle pallottole. i fatti raccontano che, mentre la marcia di protesta dei lavoratori rurali si approssimava alla città di Porvenir, questa è stata attaccata da sicari nascosti addirittura tra gli alberi che, senza badare alla presenza di donne e bambini, hanno aperto il fuoco sui manifestanti. "Los compañeros tuvieron que escapar a todo lado. No perdonaban ni a niños ni mujeres. Esta fue una masacre a los campesinos, esto es algo que no debemos permitir".
Il prefetto Fernàndez con questi fatti sta sempre più scegliendo la via del terrore a quella della democrazia e, mentre in Bolivia si susseguono stragi fasciste, i mezzi di informazione occidentali non hanno meglio da fare che condannare l'allontanamento degli ambasciatori statunitensi da parte di Evo e Chàvez.

La nostra voce, la voce di chi denuncia la repressione e la brutalità della violenza, è isolata nello sterminato oceano di connivenza e codardia di chi si reputa giornalista o, quantomeno, di chi ha la presunzione di informare. per levare la protesta e far sentire il coro unanime di condanna riporto qui il l'appello ripreso da Annalisa Melandri sul suo blog.


Questa raccolta di firme contro le aggressioni fasciste in Bolivia e in solidarietà al popolo boliviano sta girando in America Latina. Sarebbe molto importante che giungessero adesioni dall'Italia e dall'Europa.

Inviare una mail a: geopolitica@geopolitica.ws indicando nell'oggetto: FIRMA A LA CARTA DE REPUDIO A AGRESIONES FASCISTAS CONTRA BOLIVIA

Carta de repudio a agresiones fascistas contra BoliviaBolivia enfrenta en estas horas el mayor atentado contra la democracia y la constitucionalidad. Repudiamos totalmente los actos vandálicos y delictivos organizados por la oligarquía y los grupos fascistas santacruceños, que intentan provocar una guerra civil o un golpe de estado. Demandamos castigo a los culpables y los conminamos a mantener su lucha por cauces legales y democráticos. No nos mantendremos impasibles frente a estos acontecimientos. Estamos comprometidos con la democracia, la justicia y la autodeterminación de los pueblos y la defenderemos en cualquier parte del mundo. Hoy toca en Bolivia. Con Bolivia estamos.

settembre 12, 2008

ED ALLA FINE ARRIVO' LA CAVALLERIA


Le forze armate boliviane hanno finalmente fatto la loro comparsa in scena. in una conferenza stampa congiunta il comandante in capo delle forze armate, Trigo, assieme ai massimi esponenti di esercito, forza navale e forza aerea, ha assicurato che se fin'ora avevano deciso di non intervenire non era per connivenza con gli attacchi squadristi. ha assucurato altresì che da ora in avanti non verrà tollerato alcun atteggiamento avverso allo stato boliviano ed all'ordine costituzionale.
La presenza dell'esercito, storicamente, non è ceramente foriera di un futuro roseo e le forze fasciste orientali quali la Union Juvenil Crucenista ed il Comitè Civico stanno già cavalcando l'onda asserendo che questo non è altro che una provocazione, "ci stanno inducendo alla guerra civile"... queste sono parole che si commentano da sole considerando chi le ha pronunciate.

Mentre i militari fanno sentire la loro presenza, Evo prosegue nella sua disperata ricerca del dialogo e pare che, dopo il sangue di queste tristi giornate, alcuni prefetti abbiano scelto la via del presidente. il governatore di Tarija, Cossiò , ha accettato l'invito di Morales e l'auspicio è che i prefetti intransigenti vengano isolati nel loro fascista proposito. l'ennesima prova di dialogo è stata convocata per la giornata di oggi a La Paz, l'auspicio è che i governatori si presentino ben consci di quale potrebbe essere la conseguenza della loro idiota intransigenza

OCCHIO PER OCCHIO...


Nei giorni scorsi l'ambasciatore statunitense in Bolivia, Philip Goldberg, è stato dichiarato dal governo boliviano come persona non grata a seguito delle posizioni prese dallo stesso, persona dal passato quanto mai ambiguo, in merito al drammatico scontro che sta portando il paese sull'orlo di una grave crisi di democrazia. le violenze che si susseguono nelle regioni della "mezza luna" hanno un marchio chiaro, sono fomentate da chi ha deciso di deporre Evo e di tornare a dettar legge in Bolivia.
Come poteva reagire a questa presa di posizione la più grande democrazia? ovviamente espellendo dal paese l'ambasciatore boliviano, e come altrimenti?!? applicando questa misura, che certamente è prevista dalla Convenzione di Vienna, come recita il portavoce del dipartimento esteri statunitense, gli Stati Uniti mostrano come sia facile fare la parte delle vittime. ci sono però fatti incontrovertibili che incastrano l'ambasciatore Goldberg alle sue responsabilità. come riporta Bolpress, ma sono notizie ormai note, "il diplomatico a stelle e striscie soleva riunirsi con autorità del Poder Judicial accusate di corruzione ed è stato visto a Santa Cruz accompagnare amabilmente un noto criminale colombiano ora residente nel carcere di Palmasola".
Le violenze in Bolivia continuano e si fanno sempre più efferate, ieri sono state proclamate 24 ore di lutto nazionale per la strage di Pando dove otto persone, quasi tutte campesinos, sono state massacrate da sicari al soldo della prefettura, di quella prefettura che, assieme alle sue consorelle, si dichiara vera portatrice di ordine e democrazia in un paese allo sbaraglio..

La pazienza ha un limite, ha affermato Evo, ed a questo punto come dargli torto?

settembre 11, 2008

11 SETTEMBRE



«Pagherò con la mia vita la difesa dei princìpi che sono
cari a questa Patria. Cadrà una maledizione su quelli che
hanno violato le loro promesse, venendo meno alla parola
data e distrutto la dottrina delle Forze Armate.
Il popolo deve stare allerta e vigile. Non deve lasciarsi
provocare, né lasciarsi massacrare, ma deve anche difendere
le sue conquiste. Deve difendere il diritto a costruire
con il suo impegno una vita degna e migliore....
Davanti a questi avvenimenti voglio dire ai lavoratori
solo una cosa: io non mi arrenderò. Collocato in questa
situazione storica io pagherò con la vita la lealtà al popolo.
E vi dico che sono certo che il seme che depositeremo
nella coscienza dignitosa di tanti e tanti cileni
non potrà essere estirpato definitivamente»


Salvador Allende

settembre 06, 2008

RESISTERE,HASTA LA VICTORIA


Dopo il referendum dello scorso 10 Agosto la Bolivia non ha visto altro che un crescendo di violenze, di scontri e di fomento razzista. sono ormai settimane che la situazione è quanto mai esplosiva, la guerra civile non è cosa tanto remota e gli appelli del presidente Morales non fanno altro che cadere nel vuoto, inascoltati da chi non punta al dialogo ed alla pace ma mira decisamente al potere, non badando ai mezzi per arrivarci.

Se quotidianamente si legge di violenze, se gli inviti alla cooperazione sono parole al vento, se le denuncie degli organismi internazionali non vengono neanche lontanamente recepite dall'opposizione sempre più fascista, non si ha difficoltà a comprendere quanto le parole di Evo in merito alla drammatica situazione del paese siano reali.

In Bolivia si sta resistendo, si resiste contro il ritorno al potere di una classe politica e sociale che ha distrutto il paese a seguito di 500 anni di dominio scriteriato, si resiste contro chi ha svenduto le immense risorse di cui la terra boliviana è colma, si resiste contro chi non fa altro che calarsi le braghe davanti alle pretese di Washingtone, si resiste contro chi ha cercato di distruggere una cultura immortale.

Si resiste così come due secoli fa resistettero Bartolina Sisa e Tùpac Katari, in lotta contro una forza immensa che tenta di dominare e schiacciare un popolo mai domo, un popolo capace di risorgere dalle sue stesse ceneri e di trovare in Evo Morales la guida per il cambiamento.

luglio 22, 2008

QUO VADIS, MICHELLE?


Argentina e Cile, una panza una razza verrebbe da dire. accomunate dalla medesima sorte, i due paesi hanno dovuto far fronte a dittature tra le più spietate che mai la follia umana abbia concepito. una sottile quanto impervia striscia di terra separa i due paesi, le aguzze cime delle Ande ed i venti gelidi della Patagonia sembrano innalzare un muro invalicabile, un muro che impedisce alla debole fiammella dei diritti umani di varcare la frontiera.

Mentre in Argentina proseguono i processi contro i carnefici, ultima è la notizia della condanna del generale Cristino Nicolaides responsabile della sparizione di un gruppo di montoneros, in Cile la giustizia sembra ingabbiata in oscuri labirinti che sembra non concedano via d'uscita alla verità. i processi sono sempre più insabbiati da giudici legati ad un antico codice di impunità e i criminali della dittatura di Pinochet escono impuniti dalle aule di (in)giustizia. così come lo stesso dittatore è riuscito nell'impossibile impresa di trovare la morte senza subire alcuna condanna, così i suoi scagnozzi stanno viaggiando a vele spiegate verso vergognose assoluzioni, così come è avvenuto oggi per il vice comandante in capo dell'esercito ai tempi della dittatura, Santiago Sinclair.

La Bachelet, dopo la contesa col popolo Mapuche e la quasi completa assenza di riforme economiche che vadano ad invertire quelle leve impiantate dai Chicago Boys e che ancora resistono, non sta dando alcun impulso allo svolgimento dei processi.
Considerando la storia anche personale della presidenta, qualcosa mi sfugge

luglio 19, 2008

UN ALTRO MONDO, UNA NUOVA VITA... ORA SI PUO'


Il controllo degli USA sul Sud del mondo si basa su importanti e continui interventi economici. gli Stati Uniti, con la loro redditizia attività di strozzinaggio, tengono sotto il loro giogo i paesi più deboli, umili, poveri, imponendo su di loro il proprio controllo. quando uno di questi stati riesce a liberarsi da questa infame morsa e spezza le catene dell'imperialismo yankee possiamo, dobbiamo brindare per la libertà di quelle genti.

Secondo l'analista economico Alaín Délétroz, vicepresidente della associazione Crisis Group, la Bolivia per la prima volta ha chiuso l'anno con le casse piene, senza dover ricorrere ad aiuti economici provenienti dagli USA. la notizia è importante e segna la vittoria della politica economica boliviana, che tanto clamore ha suscitato non solo nella regione ma nella nostra stessa Italia, con un conflitto ancora aperto tra lo stato boliviano e la Telecom. in un paese in cui la crisi è quantomai viva, dove il referendum revocatoria del 10 Agosto è sempre più vicino e dove la parola guerra civile non è poi così assurda a pronunciarsi, il successo di Evo è ancora più grande.

Assieme al consolidamento delle casse dello stato è fondamentale incentivare lo sviluppo e, oltre ad intensificare i rapporti con il Cile per ottenere il fatidico sbocco sul Pacifico, il presidente Morales guarda all'Amazzonia in un grande progetto che sta nascendo grazie alla collaborazione di Brasile e Venezuela. la Bolivia ha infatti ricevuto circa 600 milioni $ per la costruzione e pavimentazione della più grande arteria boliviana, la "Carrettera Hacia el Norte", che unirà Caracas con Buenos Aires e permetterà il più grande transito merci di tutto il continente.

Il bilancio è stato ripianato, lo sviluppo economico e partito, brindo alla Bolivia

luglio 03, 2008

LIBERTA'! LIBERTA'!


Ingrid è libera. questa notizia sembrava ormai impossibile da dare, invece nella notte italiana di ieri le agenzie hanno battuto le prime indiscrezioni in merito alla presunta liberazione. L'angoscia per un'ennesima notizia senza fondamento ha lasciato il posto a gioia e commozione quando TeleSur ha mostrato l'arrivo dell'aereo a Bogotà e, dal portellone che lentamente si apriva, è uscita una donna straordinaria.
Ingrid è libera, ha potuto stringere a se la madre e parlare con i figli.
L'auspicio ora è che tutto ciò non si interrompa a che anzi il ministro colombiano della difesa Juan Manuel Santos possa iniziare un intenso lavoro di DIALOGO con le FARC col fine di liberare le altre centinaia di persone che ancora si trovano in prigionia, non importa se essi siano importanti personaggi, semplici soldati, contadini colombiani o mercenari statunitensi. certo auspicare che Uribe ed il suo ministro sotterrino l'ascia di guerra forse è utopico, considerando soprattutto della forza che in questo momento hanno acquisito davanti al mondo intero. c'è inoltre da auspicare che la Colombia torni a dialogare con i vicini dell'Ecuador e del Venezuela, paesi pienamente coinvolti nel conflitto, in modo da poter seriamente formare un corpo unico contro il terrorismo.
Questo dovrebbe comportare in primo luogo il ritiro dell'esercito, soprattutto di quei mercenari e paramilitari che dettano legge e spargono terrore e che dall'esercito sono "tutelati", ed in secondo luogo si dovrebbe tornare a parlare con la gente, a sentire le loro necessità per ricostruire dal basso una pace che ad oggi appare quanto mai lontana.

Se le FARC si sono incredibilmente indebolite la conseguenza più logica sarebbe deporre le armi ed arrendersi alla pace.

giugno 20, 2008

EVO AL CENTRO DEL....MIRINO


JFK, suo fratello Robert e Yitzhak Rabin, e mi scuso se non cito altri nomi, sono accomunati dallo stesso destino, dalla stessa assurda morte. la mano del cecchino ha eliminato questi uomini che stavano diventando ormai troppo scomodi per le grandi e potenti associazioni mafiose che detengono il potere degli stati "campioni di democrazia", in grado addirittura di esportarla a buon bisogno.

Ci si chiede come ciò possa avvenire, perchè si preferisce eliminare il proprio avversario piuttosto che incontrarsi con lui e insieme costruire il futuro del proprio paese, perchè il dito del sicario è sempre pronto a far fuoco. ci indigniamo davanti a tanta brutalità, piangiamo la scomparsa di grandi uomini e di quei processi che stavano faticosamente portando avanti. chi tra di noi non è stato toccato da cotanta barbarie?
A questo punto io mi domando, e spero molti di voi riflettono su questo quesito, perchè mentre alcune morti le piangiamo altre semplicemente vengono ignorate? la storia delle morti scomode del continente Latinoamericano sono note, dalle donne di Ciudad Juarez in Messico ai desaparecidos del Cono Sud, dal Rio Bravo alla Tierra del Fuoco, ma generalizzando in tutto il Sud del Mondo.
Ok probabilmente questa è solo retorica, quindi è giusto esporre a chi avrà avuto la pazienza di leggere il resoconto di una giornata qualunque in una grande città boliviana, Santa Cruz. a pochi minuti dall'arrivo del presidente Evo Morales sono stati arrestati due giovani, casualmente appartenenti alla Union Juvenil, che casualmente avevano con se fucili ad alta precisione corredati da mirini telescopici ed una discreta scorta di munizioni, la cifra si aggira sui 300 proiettili ma non staremo certo a sindacarne il numero. allora visto che ci siamo possiamo porci un ultima domanda, cosa ci facevano questi simpatici ragazzotti boliviani con cotanto armamento all'aeroporto dove sarebbe di li a poco atterrato Evo?

Io un'idea me la sono fatta ma non è attendibile, sono solo uno sciocco