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gennaio 09, 2009

DIO NON LO VUOLE


La nuova Costituzione Boliviana sarà sottoposta il 25 gennaio al referendum che sancirà o meno la sua ratifica come nuova Carta Magna di uno Stato che finalmente riconoscerà le minoranze, siano esse etniche, religiose o linguistiche, come parte integrante e che abolirà qualsiasi tipo di discriminazione legata ad antichi e quanto mai oscuri retaggi.
Se fin'ora la battaglia dell'opposizione era stata condotta sulla falsariga di rivendicazioni separatiste e sull'indipendenza economica delle province orientali, della ormai tristemente nota "Mezza Luna", ottenendo solo una cocente sconfitta politica, ora la nuova crociata dei reazionari è volta alla protezione dell'unica vera fede, dell'unico vero dio..
Sono state organizzate processioni, è stata indetta la "giornata della preghiera" in difesa della fede e contro la nuova Costituzione, insomma è stato usato il nome di dio, è stato USATO per fini politici, non solo da membri e adepti del CONALDE, ma da parroci e alti rappresentanti della curia boliviana. questo comportamento spregevole non fa altro che sottolineare la bassa levatura della destra boliviana pronta a tutto pur di ostacolare il processo di democraticizzazione e sviluppo che la Bolivia sta faticosamente intraprendendo.

Forse è il popolo boliviano che deve chiamare il suo dio, qualunque esso sia, e sperare che non sia stanco o troppo occupato come spesso lo è stato quel dio che ora invocano i difensori della fede

dicembre 28, 2008

PERCHE' NON MI STUPISCO?


Dal quotidiano argentino Pagina/12 emergono vergognosi retroscena circa le attività giovanili del giudice di Cassazione Guillermo Jorge Yacobucci che, assieme al suo omologo García, da deliberato la scarcerazione dei torturatori Astiz e Acosta.
L'illustre togato durante gli anni della dittatura partecipava alla stesura della rivista nazista Cabildo, tuttora in vita, come editorialista.
C'è da stupirsi se il giudice che ha emanato la sentenza più ignobile della recente storia democratica d'Argentina sia un vecchio militante della destra estrema del paese?

Io non riesco a stupirmi, tutto torna..


dicembre 25, 2008

LA MARCIA DELLA DIGNITA'


Il giovedì, alle 15 30, chi ha la fortuna di attraversare Plaza de Mayo, a Buenos Aires, troverà un gruppo di anziane donne che marciano silenziose attorno all'Obelisco. la marcia della Madri di Plaza di Mayo non si è mai fermata, come dicono loro "sin faltar ni uno solo", ne sotto i fucili dei militari durante gli anni della dittatura, ne sotto la pioggia battente ed il caldo asfissiante. oggi, giorno di Natale ma soprattutto Giovedì, le madri si ritrovano per la marcia numero 1600, una marcia dal sapore amaro considerando la vergognosa attività di certi giudici "complici e corrotti".
Le Madri hanno mantenuto vivo il ricordo dei loro figli scomparsi ormai da trent'anni, ma allo stesso tempo hanno ideato iniziative volte alla difesa dei più deboli, all'aiuto dei bisognosi, alla promozione della istruzione libera e gratuita, ma oggi purtroppo sono costrette a tornare a gridare vecchi slogan, a denunciare prese di posizione che tuttora funestano l'Argentina.

La marcia 1600 è dedicata quindi alla denuncia contro i giudici della Camera di Cassazione Penale che hanno sentenziato la scarcerazione, tra gli altri, di Alfredo Astiz e del Tigre Acosta.

Durante la marcia le Madri indosseranno un cartello con il seguente invito: "sollecitiamo tutti coloro che vogliono denunciare questi giudici complici e corrotti a farlo presso madres@madres.org, prensa@madres.org".

dicembre 24, 2008

DIRITTO ALLA PAROLA


Tutte le libertà che si possono rivendicare, tutti i diritti conquistati, tutte le vittorie ottenute non sono nulla se non si raggiunge il più grande strumento che esalta la dignità dell'essere umano, la capacità di leggere e scrivere. l'importanza dell'alfabetizzazione è esaltata dalle parole di Fernando Lugo, presidente del Paraguay, pronunciate in occasione della storica giornata nella quale la Bolivia ha annunciato la fine dell'analfabetismo

"Un giorno, quando in tutto il continente Americano i nostri fratelli sapranno leggere e scrivere, saranno abbattute molte barriere, incluse quelle che oggi ci dividono, e potremmo costruire una società migliore, più democratica e con più opportunità. avremo la possibilità di scrivere la nostra storia ed il nostro futuro senza che nessuno più potrà rubarla".

Fernando Lugo

dicembre 19, 2008

VERGUENZA


Il dibattito che più sta generando critiche e dubbi qui in Italia riguarda la riforma giudiziaria, una riforma che per alcuni deve portare ad un giudizio più veloce e per altri deve portare ad un giudizio più "sicuro" per se e per i suoi amici. discutere sulla lentezza dei processi, sulla magistratura politicizzata e sulla corruzione giudiziaria è un argomento che eccita opinionisti e scatena polemiche infinite. ma mentre da noi si discute di Mills e delle mazzette del Berlusca, mentre Di Pietro inveisce contro i furbetti del quartierino, in Argentina succede qualcosa che fa impallidire qualsiasi stortura nostrana.

La notizia drammatica della scarcerazione dei torturatori Astiz, Acosta e soci è vergognosa come lo è il motivo che ha spinto i giudici Yacobucci e García a liberare i membri più violenti della patota della Esma, dei gruppi che partivano, sulle famigerate Ford Falcon, a caccia di "eversivi" da "liquidare". la ragione che ha spinto i giudici a scarcerare gli assassini si basa sul fatto che la loro era una carcerazione preventiva, erano quindi in attesa di un giudizio che, dopo circa tre anni, ancora non è arrivato. Il fatto che la sentenza ancora non sia stata emanata è già di per se un oltraggio alla memoria, come ha ammesso la stessa presidentessa Cristina Kirchner, però è ancora più indegno, per uno stato che si dice democratico, il fatto che Yacobucci e Garcia hanno ritenuto di dover provvedere alla liberazione perchè "un prorogamento della carcerazione sarebbe equivalso ad una pena anticipata"...

le organizzazioni per i diritti umani, le Abuelas de Plaza de Mayo, le Madres de Plaza de Mayo Línea Fundadora, Familiares de Desaparecidos y Detenidos por Razones Políticas, HIJOS, CELS e la Fundación Memoria Histórica y Social Argentina hanno manifestato tutto il loro sdegno per l'orrendo crimine di cui la giustizia argentina si è macchiata, è infatti da considerare criminale la sentenza emanata da membri di un sistema che ha ancora solide radici nel passato.

settembre 16, 2008

LA LEZIONE DI SALVADOR


I paesi della Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) hanno unanimamente espresso il loro appoggio al governo boliviano condannando fermamente le azioni fasciste che in questa settimana hanno fatto della Bolivia un paese sull'orlo del baratro. per evitare un'altro Allende, così titola Pagina/12 e forse non si allontana di molto dalla raltà, per questo isolare i vari Marinkovic, Fernandez e le loro bande armate mascherate da democratici e pacifici gruppi studenteschi giovanili è importante e soprattutto è fondamentale che la condanna sia UNANIME da parte dei popoli latinoamericani e non si riduca ad una forse un po troppo folcloristica condanna di Chàvez. ad Evo ed alla Bolivia tutta non interessano proclami infervorati quanto l'unità davanti un concreto pericolo

settembre 14, 2008

SOLIDARIETA' AL POPOLO BOLIVIANO


Il massacro di Pando, con un bilancio di 30 morti e decine di feriti, è la strage più cruenta che la Bolivia ha sofferto dal ritorno della democrazia, più selvaggia dei drammatici giorni del 2003 a El Alto. la brutalità dell'imboscata, perchè di questo si è trattato, da parte di un gruppo di paramilitari al soldo del governatore della provincia di Pando, Leopoldo Fernández, è impressionante, come possiamo leggere dalle testimonianze di chi è scampato alle pallottole. i fatti raccontano che, mentre la marcia di protesta dei lavoratori rurali si approssimava alla città di Porvenir, questa è stata attaccata da sicari nascosti addirittura tra gli alberi che, senza badare alla presenza di donne e bambini, hanno aperto il fuoco sui manifestanti. "Los compañeros tuvieron que escapar a todo lado. No perdonaban ni a niños ni mujeres. Esta fue una masacre a los campesinos, esto es algo que no debemos permitir".
Il prefetto Fernàndez con questi fatti sta sempre più scegliendo la via del terrore a quella della democrazia e, mentre in Bolivia si susseguono stragi fasciste, i mezzi di informazione occidentali non hanno meglio da fare che condannare l'allontanamento degli ambasciatori statunitensi da parte di Evo e Chàvez.

La nostra voce, la voce di chi denuncia la repressione e la brutalità della violenza, è isolata nello sterminato oceano di connivenza e codardia di chi si reputa giornalista o, quantomeno, di chi ha la presunzione di informare. per levare la protesta e far sentire il coro unanime di condanna riporto qui il l'appello ripreso da Annalisa Melandri sul suo blog.


Questa raccolta di firme contro le aggressioni fasciste in Bolivia e in solidarietà al popolo boliviano sta girando in America Latina. Sarebbe molto importante che giungessero adesioni dall'Italia e dall'Europa.

Inviare una mail a: geopolitica@geopolitica.ws indicando nell'oggetto: FIRMA A LA CARTA DE REPUDIO A AGRESIONES FASCISTAS CONTRA BOLIVIA

Carta de repudio a agresiones fascistas contra BoliviaBolivia enfrenta en estas horas el mayor atentado contra la democracia y la constitucionalidad. Repudiamos totalmente los actos vandálicos y delictivos organizados por la oligarquía y los grupos fascistas santacruceños, que intentan provocar una guerra civil o un golpe de estado. Demandamos castigo a los culpables y los conminamos a mantener su lucha por cauces legales y democráticos. No nos mantendremos impasibles frente a estos acontecimientos. Estamos comprometidos con la democracia, la justicia y la autodeterminación de los pueblos y la defenderemos en cualquier parte del mundo. Hoy toca en Bolivia. Con Bolivia estamos.

luglio 22, 2008

QUO VADIS, MICHELLE?


Argentina e Cile, una panza una razza verrebbe da dire. accomunate dalla medesima sorte, i due paesi hanno dovuto far fronte a dittature tra le più spietate che mai la follia umana abbia concepito. una sottile quanto impervia striscia di terra separa i due paesi, le aguzze cime delle Ande ed i venti gelidi della Patagonia sembrano innalzare un muro invalicabile, un muro che impedisce alla debole fiammella dei diritti umani di varcare la frontiera.

Mentre in Argentina proseguono i processi contro i carnefici, ultima è la notizia della condanna del generale Cristino Nicolaides responsabile della sparizione di un gruppo di montoneros, in Cile la giustizia sembra ingabbiata in oscuri labirinti che sembra non concedano via d'uscita alla verità. i processi sono sempre più insabbiati da giudici legati ad un antico codice di impunità e i criminali della dittatura di Pinochet escono impuniti dalle aule di (in)giustizia. così come lo stesso dittatore è riuscito nell'impossibile impresa di trovare la morte senza subire alcuna condanna, così i suoi scagnozzi stanno viaggiando a vele spiegate verso vergognose assoluzioni, così come è avvenuto oggi per il vice comandante in capo dell'esercito ai tempi della dittatura, Santiago Sinclair.

La Bachelet, dopo la contesa col popolo Mapuche e la quasi completa assenza di riforme economiche che vadano ad invertire quelle leve impiantate dai Chicago Boys e che ancora resistono, non sta dando alcun impulso allo svolgimento dei processi.
Considerando la storia anche personale della presidenta, qualcosa mi sfugge

luglio 03, 2008

LIBERTA'! LIBERTA'!


Ingrid è libera. questa notizia sembrava ormai impossibile da dare, invece nella notte italiana di ieri le agenzie hanno battuto le prime indiscrezioni in merito alla presunta liberazione. L'angoscia per un'ennesima notizia senza fondamento ha lasciato il posto a gioia e commozione quando TeleSur ha mostrato l'arrivo dell'aereo a Bogotà e, dal portellone che lentamente si apriva, è uscita una donna straordinaria.
Ingrid è libera, ha potuto stringere a se la madre e parlare con i figli.
L'auspicio ora è che tutto ciò non si interrompa a che anzi il ministro colombiano della difesa Juan Manuel Santos possa iniziare un intenso lavoro di DIALOGO con le FARC col fine di liberare le altre centinaia di persone che ancora si trovano in prigionia, non importa se essi siano importanti personaggi, semplici soldati, contadini colombiani o mercenari statunitensi. certo auspicare che Uribe ed il suo ministro sotterrino l'ascia di guerra forse è utopico, considerando soprattutto della forza che in questo momento hanno acquisito davanti al mondo intero. c'è inoltre da auspicare che la Colombia torni a dialogare con i vicini dell'Ecuador e del Venezuela, paesi pienamente coinvolti nel conflitto, in modo da poter seriamente formare un corpo unico contro il terrorismo.
Questo dovrebbe comportare in primo luogo il ritiro dell'esercito, soprattutto di quei mercenari e paramilitari che dettano legge e spargono terrore e che dall'esercito sono "tutelati", ed in secondo luogo si dovrebbe tornare a parlare con la gente, a sentire le loro necessità per ricostruire dal basso una pace che ad oggi appare quanto mai lontana.

Se le FARC si sono incredibilmente indebolite la conseguenza più logica sarebbe deporre le armi ed arrendersi alla pace.

giugno 03, 2008

NOMI DA RICORDARE, NOMI DA CANCELLARE



Nell'Argentina sommersa dal conflitto ormai logorante tra i latifondisti delle pampas e la presidenta Kirchner, con uniche vittime la povera gente che si vede negato il pane quotidiano e che al mercato soffre per il conseguente aumento dei prezzi, emerge con sordo fragore l'ennesimo processo aperto contro i genocidi della giunta militare.

Sono sempre dei soliti noti i nomi degli assassini, nomi che con la riapertura dei processi abbiamo imparato a conoscere e ad odiare visceralmente, quindi ecco qui il "Tigre" Acosta, Alfredo Astiz e quella sporca decina di torturatori ancora in circolazione, mentre sono di una dolcezza straordinaria i nomi delle vittime dei carnefici, donne che hanno immolato la vita a qualcosa di grande, i poveri, i sofferenti, gli ultimi, i disprezzati. così impariamo a conoscere suor Alice Domon René e suor Leonie Duquet, monache francesi uccise barbaramente e gettate nel Rio de la Plata con i voli della morte, i cui corpi il fiume ha restituito alla terra per dimostrare al mondo l'assurdità raggiunta in quegli anni. impariamo a conoscere un'altra donna coraggiosa, una delle prime madri che con coraggio mai domo ha iniziato a sfilare nella Plaza de Mayo urlando il dolore per un figlio scomparso, Azucena Villaflor.

Augurarsi la rapida e definitiva condanna dei barbari torturatori è doveroso così come è doveroso provvedere ad una riforma del sistema giudiziario che permetta ciò, per questo le lacrime che la presidentessa Kirchner davanti i familiari delle vittime del terrorismo di stato sono da prendere con le molle. i coniugi K. hanno fatto molto per la riapertura dei processi e per la memoria, che ora facciano quel definitivo passo avanti verso la definitiva cancellazione di un vergognoso passato

aprile 24, 2008

SERVE UNA FIRMA

Adolfo Pérez Esquivel (Argentina), Rigoberta Menchú (Guatemala), Noam Chomsky (EEUU), Oscar Niemeyer (Brasil), Eduardo Galeano (Uruguay) ed altre decine di personalità intellettuali, di organizzazioni per i diritti umani, dicollettivi di base e noi tutti che vogliamo veder realizzato il processo di cambio che tra mille difficoltà sta portando avanti Evo, stanno firmando l'appello di denuncia della cospirazione in atto in Bolivia.

Con una semplice firma possiamo a camminare al fianco dei nostri fratelli boliviani e possiamo combattere l'arroganza ed il fascismo dell'oligarchia boliviana.

aprile 19, 2008

CONDANNIAMO LA VIOLENZA


La Federazione Internazionale per i Diritti umani, FIDH, torna ad occuparsi della Bolivia e lo fa condannando la violenza dei latifondisti della provincia Cordillerana di Santa Cruz, di cui già si è parlato, in opposizione al processo di redistribuzione delle terre voluto dalla legge 1715 di riforma agraria. questa norma non è stata introdotta dal terribile comunista Evo Morales, ma risale al 18 ottobre 1996, quasi dieci anni prima che "el indio de mierda" fosse eletto alla presidenza della Repubblica, ai tempi del presidente ultra-liberista Gonzalo Sanchez de Lozada.
La FIDH condanna l'imboscata ordita dai proprietari terrieri ed eseguita dal loro braccio armato, l'Union Juvenil Cricenista (la Forza Nuova boliviana) il 13 aprile scorso ai danni delle autorità del governo, dei membri dell'INRA (Istituto Nazionale per la Riforma Agraria) e dei dirigenti Guaranì nel momento in cui questa commissione si stava recando nella zona dell'Alto Parapetì.

"La FIDH reitera la sua preoccupazione davanti al razzismo onnipresente in Bolivia che si riflette tanto nei recenti avvenimenti del Parapetì come nel progetto di statuto autonomo del dipartimento di Santa Cruz".

aprile 18, 2008

L'ECUADOR SIA L'ESEMPIO DA SEGUIRE


Rafael Correa.
Ai più questo nome non dice nulla, può essere il nome di una innevata cima andina o di una trafficata arteria metropolitana. il compagno Correa dal 26 novembre 2006 è presidente dell'Ecuador, una nazione troppo spesso dimenticata, e chi scrive per primo si batte il petto in un mea culpa.
Ormai per essere notati dai media mainstream si deve apparire, non più essere, così attira la curiosità della cronaca l'indio Evo Morales, il "funambolico" Hugo Chàvez ed il fascista Uribe. in Ecuador si stanno invece portando avanti importanti riforme, sia economiche che sociali, atte a stravolgere radicalmente il vecchio sistema neocoloniale per impiantare i pilastri fondamentali del tanto temuto Socialismo del XXI secolo, libertà, uguaglianza e fratellanza.
Il presidente Correa sta tirando fuori dal medio evo andino il suo paese e lo sta facendo adottando importanti e coraggiose misure, ultima delle quali l'annuncio di “riprendere tutte le concessioni affidate illegalmente, che non hanno prodotto nessun investimento nel paese e che anzi vengono usate per speculare”, in poche parole sottrarre alle multinazionali estere lo sfruttamento delle risorse minerarie ecuadoriane.
Oltre ad adottare importanti misure interne, Correa sta facendo sentire la sua voce anche nell'ormai tristemente noto conflitto Uribe-FARC, condannando le continue violazioni che le forze armate colombiane, ufficiali o no, compiono in territorio ecuadoreño ed allo stesso tempo ammonendo le stesse FARC di non rendersi più protagoniste di incursioni nel paese.
¡Adelante Presidente!

aprile 17, 2008

LA TRAGEDIA DEL PARAPETÌ


Si sta velocemente avvicinando il 4 maggio, giorno dell’illegale referendum proclamato dalle province della “mezza luna”, e di pari passo sta aumentando la spirale di arroganza e violenza da parte dei grandi proprietari terrieri, che dell’intera vicenda sono i veri protagonisti.
Così come in Argentina, anche in Bolivia l’aristocrazia agraria, i padroni del latifondo si oppongono strenuamente all’ondata riformista, in questo caso alla proclamazione della nuova Carta Magna che intacca i loro interessi dimezzando la massima estensione possibile del latifondo.
Come riporta Anticap nel suo blog la comunità indigena Guarnì, la terza per importanza dopo gli Aymara ed i Quechua, nella provincia di Parapetì si trova ad essere sottoposta a condizioni di lavoro che rasentano, per usare un eufemismo, la schiavitù. I rappresentanti della comunità stanno in questi giorni soffrendo rapimenti e torture da parte dei loro “padroni”, alcuni dei quali Yankee, perché protestano chiedendo condizioni di lavoro migliori. Tra loro 33 sono stati feriti e ben 11 sono desaparecidos, scomparsi.
Oltre a sottoporre a condizioni disumane i lavoratori delle proprie terre senza riconoscere loro alcun diritto, i terratenientes rifiutano ogni intromissione da parte di quei pochi e coraggiosi giornalisti che intendono documentare quanto accade. così due reporter, accompagnati da un avvocato della comunità guaranì, sono stati rapiti e tenuti in prigionia per quattro giorni subendo continue torture.

La manifestazione che si terrà il prossimo martedì a La Paz ha così un grande ruolo, quello di dimostrare a Marinkovic e soci che la Bolivia non si piega più.

aprile 06, 2008

GOLA PROFONDA

Il governo colombiano ha pagato, per sua stessa ammissione, l'incredibile cifra di 2,7 milioni di dollari all'informatore che ha permesso di individuare l'accampamento ecuadoriano di Raul Reyes, il "numero due" delle FARC.
Non so come commentare questa notizia, sinceramente sono sgomento davanti a questi atteggiamenti del governo colombiano. se questi soldi fossero stati impiegati in operazioni di pace, in aiuto ai villaggi distrutti dai paramilitari, sicuramente si sarebbe raggiunto un risultato molto più importante dell'uccisione di Reyes.
In ultima analisi posso solo immaginare quante gole profonde andranno a bussare all'uscio di Palacio de Nariño..

aprile 04, 2008

L'ULTIMA SPERANZA

Nicolás Sarkozy avrebbe accettato l'invito rivoltogli da Hugo Chàvez a recarsi assieme nella selva di Caguàn col fine di accelerare le trattative ed eventualmente riconsegnare Ingrid Betancourt alla vita.
La Francia ha sempre dimostrato una sensibilità particolare verso la tragedia di Ingrid ed il presidente Sarkozy più volte ha incontrato rappresentanti del governo colombiano per favorire le trattative con le FARC, trattative purtroppo naufragate sul nascere. va dato atto al presidente francese di aver tenuto aperto ogni spiraglio che porti alla liberazione della Betancourt senza alcuna preclusione dettata da logiche di partito, scostandosi così dalla vergognosa linea tenuta da Uribe.
Sarkozy è stato spinto ad accettare l'offerta di Chàvez dalla sorella della franco-colombiana, Astrid Betancourt che, in una conferenza, ha esortato il presidente francese e lo stesso Uribe affinché "riprendano il cammino della negoziazione con la mediazione di Chàvez, l'unico ad avere i contatti per riaprire il dialogo".
Ingrid, ti aspettiamo

aprile 03, 2008

GIORNI LUNGHI, TRA IERI E DOMANI


Nonostante i ripetuti appelli alla liberazione, di Ingrid Betancourt ancora non si hanno notizie certe, notizie che possano rassicurare i suoi figli e l'intera comunità internazionale. il governo colombiano negli ultimi giorni ha mostrato segnali di apertura, forieri, secondo il marito di Ingrid, di brutte notizie, ma dalle ultime dichiarazioni dei guerriglieri delle FARC non sembrano esserci molte speranze.
Rodrigo Granda, "cancelliere" delle FARC, in un testo diramato in questi giorni, ha affermato che la liberazione di ostaggi avverrà solo in seguito ad uno scambio di prigionieri, le FARC non sono più disposte ad azioni unilaterali come le recenti liberazioni. "No es admisible que nos pidan más gestos de paz, cuando después de tantas muestras fehacientes de nuestra voluntad política por encontrar salidas al conflicto, se nos responde con infamias y maleficencia" e qui fa riferimento alle continue stragi che i paramilitari continuano a perpetrare ed agli attacchi indiscriminati dell'esercito regolare (come se una distinzione avesse senso) che spesso si protraggono oltre il territorio colombiano, vedi lo "sconfinamento" in Equador.
Le FARC non hanno più alcun tipo di giustificazione per il loro atteggiamento di chiusura completa ma allo stesso tempo il governo colombiano, oltre a chiedere aiuto a Sarkozy, potrebbe mostrarsi disposto a fare quel passo avanti che porterebbe alla liberazione non solo di Ingrid ma delle centinaia di ostaggi che ancora sono dispersi.

Sono giorni lunghi quelli che sta vivendo la Betancourt, quelli che stanno vivendo i suoi cari e quelli vissuti da tutti noi, tra ieri e un domani quanto mai lontano.

marzo 26, 2008

24 MARZO 1976

Trentadue anni fa con un colpo di stato la giunta militare guidata da Videla e Massera prende il potere in Argentina. le circostanze che hanno portato al golpe non sono state drammatiche come nel '73 in Cile, non ci fu la cruenta manifestazione di selvaggia brutalità che si ebbe tre anni prima e che portò al suicidio del mai dimenticato presidente Salvador Allende, ma la repressione non tardò ad arrivare.

Dal 24 Marzo del 1976 si apre la pagina più nera della già troppo funesta storia Argentina.
Questo triste anniversario cade in coincidenza con uno dei più efferati massacri che la storia italiana abbia mai conosciuto, l'eccidio delle Fosse Ardeatine.

In ricordo dei 30.000 desaparecidos e dei 335 innocenti, che trovarono la morte in una cava di tufo appena fuori le mura di Roma, in un triste giorno di Marzo

marzo 14, 2008

SERPICO TORNA IN ARGENTINA


Ricardo Cavallo, nome di battaglia Serpico, dovrà essere giudicato in Argentina.
Il repressore (che come dimostra la foto già vede il mondo a scacchi), uno dei responsabili delle torture e delle morti che hanno resto tristemente celebre la ESMA, già sotto processo in Spanga dove il giudice Baltasar Garzòn lo ha accusato di genocidio, torture e terrorismo per 227 desaparicion e 110 sequestri, verrà finalmente estradato in Argentina. la Audiencia Nacional, massima istanza penale spagnola, ha motivato la decisione con l'"assoluta priorità" del paese dove si sono commessi i fatti di poter giudicare l'imputato.
Finora Serpico aveva goduto in patria delle vergognose leggi dell'Obedienza Dovuta e del Punto Final ma, con la sacrosanta eliminazione di queste due ferite nella memoria dei 30.000 ragazzi e ragazze desaparecidos, potrà finalmente essere sottoposto a giudizio in Argentina.
In queste settimane la repubblica albiceleste sta assistendo alla vorticosa evoluzione di due processi paralleli che porteranno alla definitiva condanna delle pagine più nere della travagliata storia argentina, il Massacro di Trelew e la Guerra Sucia.
Proprio in merito al processo di Trelew oggi si registra un ulteriore sviluppo. Ezequiel Martínez, uno dei funzionari della giunta militare negli anni della dittatura di Lanusse, si è presentato spontaneamente al giudice Hugo Sastre. le sue responsabilità saranno definite da Sastre ma la sua consegna spontanea deriva direttamente dalla coscienza dell'ex militare, evidentemente non del tutto limpia

febbraio 27, 2008

LA MARCIA DELLA DIGNITA'



grazie ad annalisa melandri